martedì 12 settembre 2017

Recensione: "Nimal Kindom" di Ivano Mingotti

Buon pomeriggio Lettori!
Che ne dite di questo primo assaggio di clima autunnale. Io, nonostante mi abbia scombinato i piani delle ferie (che pensavo di passare almeno in parte a farmi qualche bagno), lo adoro.
L'aria un po' frizzante mi fa venire voglia di un divano, una tazza di té caldo e un buon libro per tenermi compagnia. Non male, eh?

Parlando di bei libri oggi vorrei raccontarvi un romanzo che esce un po' dai miei soliti schemi, ma che ho letto con vero piacere. Sto parlando di Nimal Kindom di Ivano Mingotti che voglio ringraziare per avermi chiesto di leggere il suo lavoro.
 
Titolo: Nimal Kindom
Autore : Ivano Mingotti
Editore: Nulla Die
Prezzo:€ 14,00
Pagine: 166

Dino, giovane teenager del nuovo millennio, abita in un piccolo paesino sperduto tra le campagne, dove non succede mai niente. la posta, la chiesa, il municipio, un campo da calcio e una libreria-cartoleria, la calma piatta dei campi, questo è San Gervasio al Lambro. A casa, Dino deve convivere con il padre, burbero e taciturno, la madre, che non smette mai di urlare, e una strana sorellina, spesso protagonista di situazioni assurde: come quando immobile fissa il soffisso per 'provare com'è essere morti', o quando se ne resta nascosta per ore negli armadi per ' capire com'è stare in una bara '. Tutto procede in equilibrio precario finchè, un bel giorno, due bambini si baciano fuori dalla scuola elementare, ed è il putiferio.

 Se seguite il mio blog sapete che di solito i libri che leggo appartengono al rosa e al fantasy ed in genere quando mi avventuro fuori dal mio porto sicuro sono sempre titubante. Non nascondo che anche in questo caso lo ero, ma mi sono bastate poche righe per scacciar via ogni timore.
 
Partendo dal clamore sollevato da un bacio tra due bambini, Nimal Kindom racconta la vita in un tipico paese di provincia, mostrandone, senza peli sulla lingua, la mentalità ristretta, i pregiudizi e i luoghi comuni che rendono questa realtà quasi soffocante.
Tutto ciò ci viene raccontato attraverso dei personaggi che in qualche modo sono l'emblema di questi tratti, incarnando il perfetto stereotipo della vita di provincia. E così si passa dalle pettegole sempre a caccia di qualcosa o qualcuno di cui sparlare, al parroco che non perde occasione per fare la morale, dal Sindaco ai piccoli delinquenti, fino ai soliti anziati seduti al bar storico a parlare di calcio.
 
Nonostante il libro sia ambientato nel Nord Italia a San Gervasio al Lambro, la realtà che vi viene descritta è universale, è una realtà fatta di ignoranza, luoghi comuni e chiusura mentale.
Ad animare il racconto è senza dubbio la scelta di un narratore brillante, Dino Ferruci, che senza troppi filtri ci mostra il suo paese, raccontandoci scandali e avvenimenti personali con un tono pungente e irriverente. Oltre al Paese però Dino ci racconta di sé, della sua rabbia e della famiglia che non sempre capisce e da cui non si sente veramente capito.
 
La scelta di affidare a lui il racconto è vincente, perché attraverso un punto di vista fresco e un modo di esprimersi diretto e colloquiale, Dino sviscera anche temi importanti sdrammatizzando ma senza mai banalizzare. È come ascoltare lo sfogo di un amico che ci descrive nel dettaglio la difficoltà di vivere in un mondo chiuso che però non vuole lasciare e che, nel bene e nel male, fa parte di lui.
 
Sicuramente è la scelta di questo tipo di narratore ad avermi colpito di più, facendomi appassionare subito alla lettura. Ho apprezzato lo stile dell'autore spigliato, semplice e fluente, ma visto che io sono sempre quella che spacca il capello in quattro, devo dire che c'è una cosa che non mi ha fatta proprio impazzire, ovvero l'uso del dialetto. O meglio, mi spiego. Trovo che, nel contesto del racconto, l'uso del dialetto sia sicuramente un punto a favore, perché proietta il lettore ancor più dentro la realtà di San Gervasio, aggiungendo un tocco di realismo al racconto, solo che in certi punti non è facile seguire i dialoghi e il botta-e-risposta tra i personaggi, soprattutto considerando che è un tipo di dialetto con cui non ho molta dimestichezza.
 
Per il resto ho trovato Nimal Kindom una lettura piacevole che consiglio vivamente  a tutti in cerca di un testo diverso, che riesce a dare, con simpatica ironia, un ritratto fedele della vita e della mentalità della provincia del nostro paese.
 
 

2 commenti:

  1. Nuova grafica? Molto bella <3
    Il libro che hai recensito, con entusiasmo vedo :), non lo conoscevo quindi grazie per avermelo fatto conoscere

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